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"Pagar al zöl": un'antica usanza del periodo pasquale

TrentinAvo - Un tuffo nei racconti e nelle tradizioni trentine


Sono molte le storie ed i racconti che si legano ai riti ed alle tradizioni della Pasqua.
In questo primo post di "TrentinAvo - un tuffo nei racconti e nelle tradizioni trentine" il protagonista è tratto da uno dei racconti che Elisa Polla, appassionata di tradizioni e di dialetto - ha inserito nel suo libro "Li foli dala nona cuntadi 'ndai filò!" (qui trovi il post dedicato al volume). Un racconto che è poi diventato il protagonista del Filò messo in scena da Li Castelani - la Cumpagnia dal Castel: "Pagàr al zöl" ovvero "Pagare il capretto".

Si tratta, come scrive Polla nel suo volume di un'usanza che si legava al rito del battesimo con l'acqua santa nuova che veniva benedetta il Sabato Santo.
La famiglia del primo bimbo che veniva battezzato con quest'acqua doveva infatti regalare 'n zol - un capretto - al parroco. "La perpetua poi - scrive Polla - lo preparava per il pranzo che il parroco consumava in compagnia del sindaco e del sacrestano la domenica dell'ottava di Pasqua".
Non tutte le famiglie - a quei tempi molto numerose - avevano a disposizione il capretto. Capitava quindi che chi non lo aveva lo scambiasse con una giornata di lavoro o con un'altra merce.
Ed arriviamo quindi al filò in cui si parla di un padre di famiglia di Caderzone, conosciuto come uomo arguto e con spirito mordace.

"Ogni anno quest'uomo aveva un figlio e, si narra, che dopo il quarto figlio nato nel periodo prima di Pasqua e battezzato con l'acqua santa nuova, cominciò a tagliare, per i suoi bambini, un pezzo del capretto destinato al parroco: prima una coscia, poi due e via sempre un pezzo in meno destinato al parroco. dai racconti si arriva, al decimo figlio, allorchè si presentò al prete solo con la pelle del zöl - capretto con questa ironica motivazione "Reverendo ho visto che quest'inverno lei aveva un bel cappotto... io ho pensato che ci vorrebbe anche una pelliccia da tener caldo il collo".
Pare fu così che il parroco, resosi conto delle difficoltà di alcune famiglie, decise di non portare avanti questa tradizione e l'usanza venne meno".

Segui questo link e ascolta il primo episodio del podcast "TrentinAvo".

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