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1972 il secondo statuto e la nascita della Provincia autonoma di Trento

A spasso nella storia | Il secondo statuto


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Prosegue il nostro viaggio nella storia dell'autonomia trentina con il professore e storico Armando Vadagnini.

Ci concentriamo qui sul secondo statuto e sulle modifiche che hanno decretato il passaggio di buona parte dei poteri in capo alla Regione autonoma del Trentino Alto Adige alle due province autonome di Trento e Bolzano.

Elementi che sono tornati in auge nel mese di novembre 2019 con l'incontro tra il presidente della Repubblica italiana e il presidente della Repubblica austriaca. Un appuntamento per cui c'era molta attesa visto che ricorrevano i cent’anni dall’Accordo di Saint Germain - che concluse la grande guerra e decretò il passaggio del Sudtirolo all’Italia - nonché i 50 anni dall’approvazione del “Pacchetto” da parte della Volkspartei del secondo statuto.

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Professore, perchè nel 1972 entrò in funzione il secondo Statuto dell’autonomia della Regione Trentino-Alto Adige/Sűdtirol?
La prima autonomia, quella del 1948, aveva fallito?
Nella prima legislatura, che allora durava quattro anni, dal 1948 al 1952, si era lavorato molto bene nella Regione, che in pochi anni stava uscendo dalle secche della povertà. Dal punto di vista economico, insomma, c’era stato un chiaro miglioramento delle condizioni di vita. Anche sul piano politico le cose marciavano abbastanza bene, tanto che molti provvedimenti della Giunta regionale furono approvati all’unanimità. Le difficoltà venivano invece dal centralismo romano, che faceva quasi sempre le pulci a ogni delibera della Regione e questo aumentava i tempi della sua approvazione. Perciò le autorità regionali erano molto irritate. In effetti a Roma non avevano nessuna esperienza e poca conoscenza storica di ciò che significava decentramento autonomista e autogoverno.

Quali furono le cause di questa "insoddisfazione"?
Possiamo dire che una buona dose di insoddisfazione fu provocata anche dal comportamento, diciamo così, poco alacre della classe dirigente trentina. Se nel Consiglio regionale si alternavano ogni due anni rappresentanti dei trentini e dei sudtirolesi, la Giunta invece fu sempre guidata dal trentino Tullio Odorizzi, anche se ne facevano parte come assessori i membri della Volkspartei. Ma su molti punti si delinearono forti tensioni, che si risolvevano dopo lunghi colloqui e interventi dei moderati da tutte due le parti.

C'era anche un articolo a creare difficoltà...
Sì, l’articolo 14, introdotto in extremis nel primo statuto per volontà della Volkspartei. Quest'ultimo diceva che la Regione poteva delegare varie funzioni alle Province e ad altri enti. Quindi i sudtirolesi chiesero che l’articolo fosse applicato, pensando così di togliere poco per volta alla Regione i poteri dell’autonomia e così creare un’autonomia di tipo provinciale, riferita solo al Sudtirolo. Su questo punto vi fu anche una battaglia legale presso la Corte Costituzionale, che dette ragione al presidente Odorizzi.

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La Volkspartei come reagì?
In maniera molto decisa: organizzò una grande manifestazione a Castel Firmiano il 17 novembre 1957 e poi uscì dalla Giunta regionale. Odorizzi fu costretto a dimettersi. Vi furono altre giunte, ma senza i rappresentanti del Südtirol.

Nel frattempo erano iniziati gli attentati terroristici.
Sì, però bisogna distinguere tra i primi attentati, compiuti da cittadini sudtirolesi contro le “cose” non contro le persone, dalla seconda serie di attentati che miravano soprattutto alle persone, alle forze dell’ordine italiane soprattutto. Vi furono infatti molti morti e feriti. Questi secondi terroristi però erano legati ai circoli neonazisti della Germania, che avevano il loro centro operativo a Norimberga.

Il clima fu appesantito anche dal ritorno in Alto Adige dei “rioptanti”...
Esatto, i rioptanti erano quei sudtirolesi che nel 1939 avevano accettato di trasferirsi in Germania in base allo scellerato accordo tra le due dittature di Mussolini e di Hitler (“Opzioni”). Alla fine della guerra, lo Stato italiano favorì il loro ritorno a Bolzano. Ma i rioptanti erano carichi di risentimenti contro l’Italia e pertanto appoggiarono in maniera decisa il distacco della provincia di Bolzano da Roma.

Alcuni parlano di un "appoggio" da parte dell'Austria al terrorismo...
Vero, almeno la prima forma di terrorismo, anche perché l’Austria nel 1955 aveva ottenuto il cosiddetto Trattato di Stato, cioè non era più soggetta al controllo delle potenze alleate e quindi poteva agire liberamente. E poi pensiamo ai “bravi ragazzi” della Valle Aurina, ad esempio, che facevano presto a compiere attentati e trovare subito rifugio in Austria passando attraverso il passo di Krimml o da altri valichi sulle montagne. Il territorio è molto scosceso e si possono immaginare i nostri poveri carabinieri, tutti bardati, con gli zaini carichi, che salgono a fatica per quei sentieri, alla ricerca dei terroristi…

Come si comportò il governo italiano?
Degasperi era morto nel 1954. I governi che seguirono, tutti molto deboli e con altri pensieri per la testa, fecero ben poco per contribuire a risolvere la questione. L’Austria per ben due volte, nel ’59 e nel ’60, portò la questione dell’Alto Adige all’Onu, anche se alla fine ottenne solo la raccomandazione di trovare un accordo con l’Italia. Questo avvenne quando due anni dopo, il governo di Mario Scelba formò una Commissione, detta dei Diciannove, formata da rappresentanti sudtirolesi, trentini e delle istituzioni italiane, con il compito di rivedere il primo Statuto di autonomia e di suggerire nuove norme per preparare un nuovo statuto dell’autonomia.

Il lavoro terminò in maniera positiva?
Sì, dopo tre anni di lavoro e di confronto, durante i quali i rappresentanti delle due popolazioni trovarono onestamente più motivi di collaborazione che pretesti di divisione, fu presentato il cosiddetto “Pacchetto”, ossia un documento molto ponderoso che conteneva 137 disposizioni e una serie di note che in pratica assegnavano alle due Province competenze primarie in varie materie. La Regione rimaneva, ma depotenziata, con funzioni di raccordo tra le due Province.

Come si comportarono la Volkspartei e l’l’Austria?
In maniera collaborativa. Il partito dei sudtirolesi approvò il Pacchetto in un Congresso provinciale straordinario, con una maggioranza risicata però. Anche il Parlamento austriaco lo approvò con una maggioranza appena sufficiente. Il Parlamento italiano l’aveva già approvato, tanto che nell’agosto 1972 fu promulgato dal Presidente della Repubblica il secondo Statuto dell’autonomia speciale che così diventò legge dello Stato. Poi si formarono le Commissioni dei Sei e dei Dodici che avevano il compito di elaborare le norme di attuazione.

I tempi per concludere i lavori furono però molto lunghi... 
Purtroppo sì. Il lavoro delle due commissioni durò circa vent’anni, finché l’11 giugno 1992 l’Austria consegnò all’Italia la cosiddetta “quietanza liberatoria”, riconoscendo cioè che la questione dell’Alto Adige era risolta. L’anno dopo il Presidente della Repubblica italiana, Oscar Luigi Scalfaro, si recò a Vienna in visita ufficiale. Non si trattava di un evento di poco conto, perché era la prima volta che questo accadeva dall’inizio del secolo. Quella visita pertanto fu considerata come il suggello di una lunga “inimicizia ereditaria” tra i due Paesi.

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Anche se la vertenza sudtirolese sembrava essere conclusa dal punto di vista formale, nella realtà accaddero ancora molti fatti che sembrano indicare il contrario. Perché?
Si discute, ci si confronta, si cerca di avviare iniziative di interazione tra i governi. La controversia maggiore si è sviluppata attorno alla funzione dell’ente regionale. I trentini in gran parte si sono attestati in difesa della Regione, magari inserita in una dimensione europea. I sudtirolesi invece sono per la sua soppressione e per la creazione di due Regioni autonome separate. Nel febbraio 2001 il governo approvò la riforma costituzionale delle regioni a Statuto speciale, che suscitò molto allarmismo su questo tema. Nel frattempo però, dal 1991 in poi, era stata avviata una forma di dialogo molto promettente, il cosiddetto “Dreier Lantag”, ossia l’assemblea dei consigli provinciali di Trento, Bolzano e Innsbruk, con il Vorarlberg come osservatore. Questi incontri annuali sono molto utili perché si cerca di lavorare assieme, affrontando problemi comuni ai quattro Länder (trasporti, ambiente, cultura, sicurezza sociale ecc.). L’ultima riunione, la tredicesima, si è tenuta a Merano il 16 ottobre 2019.

Si è formata anche l’Euroregione…
Proprio il Dreier Landtag nel 2009 approvò una delibera con il progetto di costituire un “Gruppo europeo di cooperazione territoriale” denominato “Euroregione Alto Adige/Südtirol, Tirolo e Trentino”, che ha il compito di dare attuazione alle delibere dei tre organismi provinciali. Questo ente è consentito dal diritto comunitario e nel 2011 fu riconosciuto anche dal governo italiano. Ora ha anche un ufficio di rappresentanza a Bruxelles, la capitale dell’Unione europea.

Si parla anche di terzo Statuto...
Nel 2016 il Consiglio provinciale di Trento ha nominato una “Consulta” di 25 esperti per discutere proposte al fine di elaborare un terzo statuto di autonomia. Purtroppo questa iniziativa non fu coordinata con una simile avviata anche da Bolzano. E anche questo fu interpretato come segno di una non ancora perfetta concordia tra le due province. Altri segni in questa direzione sono la recente proposta sudtirolese di sostituire la dizione “Alto Adige” con quella di “Provincia di Bolzano”. E ancora prima l’offerta da parte austriaca di concedere ai sudtirolesi di lingua tedesca il doppio passaporto.

Tornando alla Consulta trentina…
Lavorò per circa sei mesi, fornendo contributi importanti in vista di una possibile futura riforma dello Statuto. Quelle proposte furono sottoposte alla valutazione dei cittadini che intervennero – in numero, ahimè, piuttosto scarso – ai tavoli della discussione. Si tratta comunque di un lavoro ancora in corso.

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