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L'orso non è invitato | Il libro di Gabriele Bertacchini

Autori trentini | Gabriele Bertacchini


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Quale è la posizione dell'uomo nei confronti del territorio che lo ospita?
E ancora, quale deve, o per meglio dire dovrebbe, essere il rapporto tra uomo e natura?

Sono queste alcune delle domande da cui prendono spunto le riflessioni di Gabriele Bertacchini, classe 1980, laureato in Scienze naturali e con un master in Comunicazione ambientale che «vive diviso tra Trentino e Sardegna, tra i boschi e le coste di cui ama raccontare le storie». Considerazioni raccolte nel suo nuovo libro "L'orso non è invitato" edito da Infinito edizioni. 

Un volume, disponibile da luglio in libreria ed in formato e-book, con cui il fondatore di AmBios, azienda specializzata in educazione e comunicazione ambientale, affronta temi di grandissima attualità come ad esempio la convivenza tra l'uomo e gli animali selvatici.

A chi potevamo chiedere qualche informazione in più, se non a lui? 

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Gabriele, come definiresti questo libro? 
Questo è un libro divulgativo, nel senso che cerco di raccontare, in modo non tecnico, come la Natura abbia la capacità di darsi un equilibrio senza l'intervento dell'uomo. Un testo che non urla le proprie posizioni, ma che mette a nudo la fragilità della biodiversità e le sue conseguenze.
Scrivere fa parte di quello che faccio: professionalmente mi occupo di comunicazione ambientale e questi testi servono per trasmettere conoscenza. Di base non credo che siamo tutti "brutti e cattivi", semplicemente abbiamo perso l’immediatezza di causa/effetto ed è come se ci fossimo smarriti all'interno del mondo che abbiamo costruito.

Nel tuo volume parli di equilibrio, consapevolezza e ancora scelte... 
Io ho un’anima un po’ ambientalista. Da naturalista però mi sento di dire che la natura è giusto lasciarla esprimerla. C'è un discorso di equilibri che noi non comprendiamo, ma la natura tende sempre ad un equilibrio, con i suoi tempi. Probabilmente siamo noi a non avere tempo o voglia di attenderli.
Io ho scelto di vivere nella natura, ma è una scelta frutto della consapevolezza.
Spesso si demandano le soluzioni alla politica, ma sono le nostre scelte nel quotidiano che incidono maggiormente.
Come dice Mercalli dove la cittadinanza è consapevole anche nella politica c'è consapevolezza.

Ci sono poi punti di vista diversi: ad esempio per quanto riguarda i ragazzi che incontri come formatore...
Sì, in questi anni come educatore ambientale ho notato che fino alle elementari c'è "l'incanto" per la natura. Poi però si perde. Alle medie ed alle superiori i ragazzi sono molto influenzati e influenzabili dalla cronaca e da chi li circonda.

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Quando si parla di tutela dell'ambiente le posizioni tra ambientalisti e "persone comuni" sembrano essere nette ed inequivocabilmente distanti. É così? 
Diciamo che ad avere risonanza sono le due posizioni estreme. Non vengono invece riportati altri dialoghi che parlano di un discorso di equilibri e di azioni che in Trentino si fanno, ma che portano a dei risultati in tempi più lunghi. 

Nella prima parte ti soffermi sul rapporto tra il Trentino e gli orsi proponendo una veloce cronistoria che riesce ad arrivare fino alle vicende di M49... 
Sì, in realtà questo è stato possibile a causa del Coronavirus, nel senso che essendo slittata la pubblicazione a luglio abbiamo potuto inserire anche un breve accenno alla storia di M49. La situazione però è sempre in evoluzione e ci sarebbe sempre qualcosa da aggiungere, come ad esempio ora JJ4.

Secondo te oggi in Trentino che livello di consapevolezza c'è nei confronti degli orsi?
Ultimamente sta prevalendo una sorta di timore, anche ingiustificato. In Trentino vengono fatte molte azioni di sensibilizzazione, ma un singolo episodio, con un impatto mediatico forte, può vanificare tutta la comunicazione istituzionale di convivenza con i selvatici.

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Come società civile ci siamo dati delle regole e chi le "trasgredisce" viene punito. Perchè secondo te lo stesso ragionamento non può essere valido per gli animali che attaccano le persone?
Il mio pensiero è che non possiamo riuscire ad applicare le regole che ci siamo imposti come società civile a qualcosa che esiste di già. É una cosa che non  vedo così efficace. Mi sembra più che in quest'ottica ci sia la volontà di creare un prolungamento delle città: avremmo magari una sorta di Jurassic Park.
Un conto è fare un processo ad un individuo della società civile, un conto è fare un processo a degli animali.

Quale potrebbe essere allora la soluzione per chi, come buona parte dei trentini, vive quotidianamente i boschi e la montagna, ma inizia ad avere paura?
É vero che ci sono tante persone che hanno paura di incontrare l'orso. Ma dipende da noi. Le paure, dopotutto, si possono vincere, e rischiano di essere solo un ostacolo se non sono giustificate. Io non mi sento a rischio quando sono in montagna. O meglio, sono consapevole che l'ambiente prevede animali selvatici. Quindi se decido di andare nel bosco metto in conto di avere la possibilità, molto remota, di incontrare orso, e ancor più remota che mi attacchi. Importante però una cosa: non esistono animali buoni, cattivi o problematici, è tutto troppo idealizzato.

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In questo libro non parli però solo di orsi e lupi, ma anche di animali e luoghi lontani dal Trentino... 
In realtà il libro è una riflessione sull’uomo stesso. Abbiamo tutto catalogato e vogliamo catalogare anche il mondo della natura. Cerchiamo di mettere tutto negli schemi, ma il mondo della natura sfugge a tutto questo.

Ci avviciniamo alla conclusione... il filo conduttore del libro è la biodiversità o lo stretto legame tra scelte, cause ed effetti?
Entrambe le cose. Ho scritto questo libro perchè credo sia semplice capire come la biodiversità sia importante e come la si possa veder sparire facilmente a seguito di una pressione diretta. Non dobbiamo però dimenticare che tutto quanto è collegato, anche se non è sempre così evidente. Noi ragioniamo con "noi" al centro: in inverno ad esempio pensiamo solo ad avere i 24 gradi all’interno delle case, ma non vediamo cosa questo implica sul resto del mondo. 
Volevo dare una panoramica sullo stato dell’arte soffermandomi anche sul rapporto di causa ed effetto.

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La situazione, come la descrivi nel libro, è abbastanza drammatica. Non parli però di un punto di non ritorno...

Non credo ci si possa dare un "tempo" preciso. Come ho detto, la Natura non ragiona secondo i tempi dell’uomo, dunque è complicato.

Qualcos'altro che vorresti dire?
Un altro messaggio che a me interessa dare è far capire che la natura ha una potente capacità di ripresa, se messa nelle condizioni di potersi esprimere. Ed è il caso degli orsi - che sono passati da poco più di dieci esemplari a circa una novantina - ma anche del ritorno degli animali in spazi dove non si vedevano più, come è successo durante la chiusura dovuta all'emergenza Covid19 - ad esempio i delfini nel golfo di Trieste.

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