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Il Canale di Suez e la sua anima trentina

A spasso nella storia trentina | Luigi Negrelli e il Canale di Suez


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Sono ben 150 anni che il Canale di Suez unisce il Mediterraneo al Mar Rosso avvicinando così l'Europa all'Oriente, all'Oceania e al Pacifico.
Si tratta di un'opera che, proprio come era previsto in fase di progettazione, si è confermata nel tempo una via d'acqua strategica.

Flussi commerciali notevoli, accompagnati da numeri importanti per quanto riguarda il passaggio di merci e di persone, hanno permesso di abbattere le barriere sia fisiche che morfologiche del territorio. 

Un fatto importante dunque... che si ricollega direttamente al Trentino... perché?

Semplice, perchè l'opera, inaugurata il 17 novembre del 1869 fu progettata da Luigi Negrelli, un ingegnere nativo del Primiero.

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Ma chi era? Ce lo spiega il professore e studioso Armando Vadagnini
Luigi Negrelli nacque a Fiera di Primiero il 23 giugno 1799, da un commerciante agiato, in una famiglia numerosa con 11 figli. Intraprese i primi studi da privatista, in casa, poi li proseguì a Feltre, finché si iscrisse all’università di ingegneria al Politecnico di Innsbruck dove si laureò. Dal governo asburgico ottenne subito vari importanti incarichi; ma negli anni di maggiore impegno dovette affrontare la disgrazia della morte della giovane moglie, Amalia, per tubercolosi. Molto fortunato fu invece il secondo matrimonio con Carolina (chiamata affettuosamente «Lotti»), figlia del consigliere di Stato Giovanni Battista Weiss.

Visse anche in un’epoca economicamente felice...
Sì, Negrelli era soddisfatto del suo lavoro, anche quando era chiamato a ricostruire tutti i ponti, i canali, la rete viaria dei territori devastati dalle guerre napoleoniche. Dagli anni Trenta in poi nell’impero austriaco si afferma una visione imprenditoriale dell’economia. La produzione di materie prime e i commerci sono prosperi, come avviene in parte anche in Trentino, dove Negrelli veniva spesso e volentieri per incontrare i famigliari e gli amici. Anche se il tenore di vita della gente trentina restava generalmente povero, la stabilità dell’amministrazione e della moneta, l’opera di risanamento e il lungo periodo di pace favorirono la formazione di una classe dirigente, borghese e liberale, che cercò di favorire il progresso del Trentino. Molto sviluppate ad esempio in questi decenni sono le industrie della seta nel roveretano e quella dei velluti nella zona di Ala.

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Un uomo importante, cui si legano molteplici progetti...
Esatto. Nel 1830 Negrelli fu inviato dal governo austriaco in Svizzera dove progettò la prima ferrovia nazionale tra Zurigo e Baden, studiando anche i sistemi per permettere ai treni di superare dislivelli molto elevati. Dieci anni dopo torna a Vienna e diventa ispettore generale delle ferrovie dell’impero, per cui progetta le linee ferroviarie di mezza Europa, nella Boemia, Moldavia, l’odierna Ucraina ecc. Quelli erano gli anni del grande entusiasmo per queste realizzazioni della tecnologia e della scienza. L’Esposizione Universale di Londra del 1851 verrà appunto dedicata al «Progresso», che già da allora era diventato il mito del secolo. Negrelli, con le sue numerose attività imprenditoriali, contribuì a dare concretezza a questo mito, anche quando nel 1849 si trasferì a Verona per sistemare le arterie stradali danneggiate dalla guerra col Piemonte. Inoltre, quelle sue imprese denotavano in lui uno spirito aperto ai bisogni dell’Europa intera, la coscienza di dover superare le barriere nazionali. In questo senso si trovava in grande anticipo sui tempi.

Tra queste troviamo anche la linea ferroviaria del Brennero, giusto?
Sì, a Verona tornò alla sua professione preferita e progettò la linea ferroviaria tra Verona e Milano per poi continuare la tratta fino a Venezia. Nel 1850 ecco il progetto che interessò la nostra terra: la linea ferroviaria del Brennero, da Verona a Bolzano. I lavori per la sua realizzazione furono molto impegnativi, perché prima si dovette procedere alla rettificazione del fiume Adige (secondo la linea attuale). La tratta ferroviaria, che serviva anche all’impero asburgico per i collegamenti con il Lombardo-Veneto (che fino al 1859-60 dipenderà dal governo di Vienna) sarà inaugurata il 16 maggio 1859, dopo la morte del Negrelli che ne era stato il progettista. 

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Negrelli visse in un'epoca in cui la questione nazionale era "sentita". Possiamo considerarlo italiano o austriacante?
Come professionista, Negrelli non si curava troppo della questione nazionale, che però in quegli anni era molto dibattuta. I politici trentini chiedevano sostanzialmente all’Austria l’autonomia del Trentino, staccato dalla Contea del Tirolo. L’ingegnere primierotto era naturalmente ben legato alla sua terra trentina. Molto vago però era in lui il sentimento dell’italianità, anche perché l’Italia come nazione non esisteva ancora. Come la maggior parte dei trentini, si dimostrava leale nei confronti dell’Austria e devoto alla Corona imperiale. Nella sua scarsa corrispondenza epistolare si può trovare, tuttavia, qualche cenno in difesa della popolazione del Lombardo-Veneto, come quando scrive da Verona alla Corte, informando che i veneti erano oberati dalle tasse, più di tutte le altre province messe insieme, e che l’amministrazione militare era odiata dalla popolazione perché i soldati austriaci «rammollivano nell’ozio e nell’abbondanza di denaro». Furono anche questi rilievi critici che per qualche anno lo misero in cattiva luce alla Corte di Vienna, anche a causa di invidie da parte di altri professionisti, tanto che nel 1855 fu richiamato a Vienna e sospeso da ogni incarico.

E a proposito del Canale di Suez cosa possiamo dire?
Sicuramente era un sogno che cullava fin dal 1840: il taglio dell’istmo di Suez per facilitare i commerci e i rapporti tra i popoli europei e quelli asiatici. La questione di Suez diventò ben presto un affare internazionale. Già nel 1846 era stata fondata la «Società di studi per il Canale di Suez» di cui facevano parte il gruppo italo-austriaco, guidato dal Negrelli, uno francese e il terzo inglese, anche se l’Inghilterra non era molto propensa al taglio, perché preferiva invece creare una linea ferroviaria. A questo punto si mossero i grandi colossi dell’economia. Negrelli riuscì a far entrare nel suo gruppo potentati finanziari come il Lloyd, istituzioni civiche come il Comune di Trieste, imprese economiche, come l’Unione industriale della Bassa Austria e altri imprenditori importanti. In questo modo poté inviare sul posto una commissione per raccogliere tutti i rilievi necessari per avviare l’impresa. Nel 1856 a Parigi, il viceré egiziano Said scelse il progetto elaborato dal gruppo del Negrelli per dare il via ai lavori. Ma a questo punto intervenne il diplomatico francese Ferdinand de Lesseps che costituì un altro referente: la «Compagnia universale del Canale marittimo di Suez», di cui assunse la presidenza, invitando astutamente il Negrelli a fare parte della Commissione tecnica che avrebbe dovuto esaminare i vari progetti. Negrelli, appoggiato dal governo asburgico, si recò subito in Egitto, dove il Lesseps lo nominò ispettore dei lavori per la costruzione del canale. Questi lavori iniziarono nel 1859, ma il Negrelli era morto l’anno prima. Così l’astuto diplomatico francese poté intestare a suo nome il progetto e portare a termine l’impresa sotto la sua direzione il 17 novembre 1869.

Alcuni lo considerano uno "scippo"...
Secondo una studiosa italiana, Zara Olivia Algardi, – che venne a parlare anche a Trento presso il Centro culturale Antonio Rosmini – il vero artefice del taglio di Suez è Luigi Negrelli. L’autrice analizza tutte le fasi della vicenda concludendo che il Lesseps si dimostrò molto abile nell’imporre la narrazione che fosse stato lui a costruire il Canale, mentre Negrelli era considerato un semplice progettista. Ma è chiaro che senza i progetti le opere di quel genere non possono andare in porto. E poi Negrelli aveva soggiornato più volte in Egitto anche per compiere misurazioni scientifiche e calcoli idraulici, soprattutto per rendere possibile la realizzazione dell’opera. Quindi secondo l’autrice il merito della creazione del Canale di Suez va ascritto a Negrelli e quello del Lesseps non fu altro che uno scippo vero e proprio.

Il volume dell’Algardi si intitola: Luigi Negrelli, l’Europa, il Canale di Suez, Le Monnier, Firenze 1988.
Si può vedere anche la monografia Atti del convegno internazionale su «Luigi Negrelli ingegnere e il Canale di Suez», a cura di A. Leonardi, Studi Trentini di Scienze Storiche, Trento 1990.

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