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CULTURA | TRENTINO


"Pesticidi - siamo alla frutta - Biancaneve non è sola" il documentario di Andrea Tomasi e Leonardo Fabbri

L'intervista all'autore Andrea Tomasi


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Quanto è inquinata la nostra acqua?
Quanto influisce l'utilizzo di pesticidi e fitofarmaci sulla salute dell'uomo e dell'ambiente?

Sono questi alcuni dei temi su cui si interrogano, dati alla mano, il giornalista Andrea Tomasi e il videomaker Leonardo Fabbri nel loro documentario "Pesticidi siamo alla Frutta. Biancaneve non è sola".

Un video che riunisce interviste ad agricoltori, pediatri, oncologi, studiosi e non solo per fare il punto sulla situazione a cui hanno aderito anche l'attrice ed autrice Velia Lalli, il meteorologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli e il drammaturgo,regista e attore Marco Paolini.
Nessuna volontà di fare allarmismo, solo tanta voglia di puntare i riflettori sul problema e stimolare un confronto più incisivo sulle politiche agricole sostenibili. Un obiettivo che i promotori cercano quotidianamente di raggiungere accompagnando il documentario di città in città lungo tutto lo stivale...

I numeri raccolti dagli autori sono in linea con quelli presentati nel "Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018" dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che evidenzia come la distribuzione dei principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata si attesti ad una media nazionale di 4,9 kg per ettaro. Maglia nera per la provincia di Trento dove la concentrazione è di 9,3 kg per ettaro, inferiore solo al Veneto con 11,7 kg per ettaro.

Come approfondire il tema ulteriormente? Ovviamente parlando con uno degli autori: il giornalista Andrea Tomasi già coautore, nel 2102, del libro “La farfalla avvelenata” - sul traffico di rifiuti in Trentino - e, nel 2014 del docufilm “Veleni in paradiso” - entrambi in collaborazione con Jacopo Valenti.
Lavori a cui - grazie al supporto di colleghi e videomaker - ha affiancato il sostegno concreto a Team for children Onlus e al Reparto di oncologia pediatriaca dell'Ospedale di Padova per cui ha realizzato rispettivamente uno spot ed il mini documentario "Un filo appeso al cielo". 

Andrea, da cosa è partito questo tuo interesse sui temi ambientali?
Tutto è nato con l’inchiesta sui rifiuti. Un’indagine che ha segnato la storia del Trentino. Una vicenda con la quale abbiamo visto che abbiamo i nervi scoperti sulla questione ambientale e sulla salute. Di solito pensiamo che quei traffici  siano rivolti altrove, invece non siamo così difesi, in provincia sono arrivate tonnellate e tonnellate di rifiuti. 
L'interesse è nato quindi dalla voglia di raccontare, da giornalisti, inchieste importanti che dai giornali dopo gli articoli di cronaca scompaiono. Noi abbiamo messo insieme i pezzi e analizzato il filo rosso delle indagini condotte dal nucleo investigativo del Corpo Forestale di Vicenza NIPAF – diretto dalla dottoressa Maria Principe - e da Alessandra Liverani, titolare dell'inchiesta "Tridentum" della Procura della Repubblica di Trento - racchiudendo tutto nel libro "La farfalla avvelentata". 
Poi mi sono appassionato al settore, a tutto quello che è ambiente, e ho cominciato ad approfondire.
Siamo passati dai rifiuti ai veleni.

Già in "Veleni in Paradiso" (2014) parlavi di pesticidi...
Sì, però era riferito al Trentino e all'Alto Adige, mentre "Pesticidi" è a livello nazionale. Durante le proiezioni spieghiamo i dati con schede grafiche sui pesiticidi venduti. Il rapporto "Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018" dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), uscito pochi giorni dopo la presentazione del nostro documentario, ha confermato che in provincia di Trento la distribuzione di principi attivi è di 9,3 kg per ettaro di superficie agricola utilizzata, un livello altissimo rispetto alla media nazionale, che è di 4,9 kg per ettaro. Peggiore di noi solo il Veneto con 11,7 kg per ettaro mentre a Bolzano è di 4,4 kg per ettaro.
Penso poi che oltre al titolo sia importante anche dare un'occhiata al sottotitolo "Biancaneve non è sola", perché anche noi come lei siamo avvelenati, solo che da noi non arriva il principe azzurro, dobbiamo sbrigrarcela da soli…
Soli no, ma tutti insieme il problema lo possiamo risolvere o trovare correttivi senza fare allarmismo. 
Anche da cittadini come dice padre Zanotelli noi votiamo acquistando e diciamo al mercato quello che vogliamo…

Soluzioni?
Non è compito nostro... direi che il biologico non è la perfezione, ha dei punti di criticità che devono essere affrontati, ma per il momento pare essere l’unica via alternativa.

Ti sembra che la sensibilità dei cittadini su questioni di questo tipo sia cambiata?
Dal 2012 ad oggi il cambiamento c'è. L'attenzione dei cittadini è enorme. Ricevo telefonate, messaggi e e-mail da tutta Italia per saperne di più. Mi aspettavo delle richieste, ma non così tante. Ci hanno invitato in Lazio, in Toscana, in Puglia, in Basilicata e nelle Marche oltre che in Trentino Alto Adige. 

Un documentario che ha avuto anche una grande attenzione a livello nazionale.
Sì, oltre all'attenzione da parte dei cittadini, il documentario ha avuto una forte eco a livello nazionale. Questa volta è stato dato molto risalto al documentario anche sulla stampa nazionale. Ne hanno scritto quasi tutti i big e ne ha parlato anche Rai news, questo incide.

Da giornalista, come ha vissuto questa attenzione?
Assolutamente bene: ho conosciuto molti colleghi bravi e scrupolosi. L’attenzione dai media la vedo, non so però quanta ce ne sia dal lato politico, l’impressione è che non sia quella adeguata.
Al di là delle filosofie penso sia importante un "principio di precauzione" prima di sposare certe politiche agricole.

E da parte di chi i pesticidi li usa quale "ritorno" hai avuto?
Ho intervistato esperti, pediatri, oncologi e contadini che fanno agricoltura “di massa” e bio.
Tutto a norma di legge, ogni singolo pesticida è a posto, ma non sappiamo quale sia il risultato di questo mix. Per saperne di più bisognerebbe far fare delle analisi che sono costose.
I problemi però ci sono. In Val di Non, il Comitato per la difesa alla salute, ha fatto fare delle analisi: i pesticidi sono presenti nello sterco dell’orso e nel favo di cera, quindi anche nel miele. 
Ciò che importa è la salute, nostra e dei nostri figli. Sono state fatte anche alcune statistiche che sebbene non possono essere prese come campione - hanno interessato solo 14 donne in gravidanza - ma si è evidenziato che al 100% sia nel corpo delle mamme che dei bambini, a Roma città, erano presenti questi veleni.

Come avete messo in piedi tutto?
E' tutto autoprodotto e auto finanziato.
Al progetto hanno aderito anche Velia Lalli, attrice e autrice che ha lavorato per Sbandati di Raidue e Comedy Central di Sky, il meteorologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli e il drammaturgo, regista ed attore Marco Paolini.
Non mancano poi i tanti collaboratori: i cameramen Michele Bortolameolli, Francesco Calcagni e Franco Delli Guanti; Jacopo Salvi, Valentina Giordano e Michele Moser per il trailer, Luca Pichenstein per il montaggio tecnicoNadia Groff che ha ideato la locandina.

Quando sei partito che obiettivi ti eri posto?
In realtà è stato un percorso abbastanza naturale, perché poi ti interessi e capisci tante cose e, come qualsiasi giornalista, ho voluto ragionare ed approfondire. Certo vorresti avere sempre più tempo, alla fine tutto questo lavoro, l’ho fatto e lo faccio nel tempo libero.

Per avere ulteriori informazioni sulle proiezioni è possibile seguire la pagina Facebook – Pesticidi siamo alla frutta Biancaneve non è sola.

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