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Zita Lorenzi

A spasso nella storia trentina | Zita Lorenzi


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Una donna autorevole e in grado di portare avanti progetti importanti sia in politica, che nell'analisi dei nuovi mezzi di comunicazione (televisione e computer).
Di chi stiamo parlando? Di Zita Lorenzi: la prima donna ad entrare in Consiglio regionale.

Correva l'anno 1948 quando Zita, militante nelle fila della DC, venne eletta nel collegio di Trento entrando così a far parte della prima legislatura del Consiglio di Trento. Un mandato che le venne riconfermato initerrottamente anche nelle elezioni seguenti, fino ad arrivare alla quarta legislatura.
Lorenzi rimase in carica dal 13 dicembre 1948 al 13 dicembre 1964 e per diversi anni ricoprì l'incarico di Assessora alle attività sociali e alla sanità. Molti i ricordi che, ancora oggi, si legano ai suoi mandati. Tra questi, per citarne un paio, i Villaggi SOS in Trentino - avviati nel dopoguerra dal benefattore tedesco Hermann Gmeiner - e l'attenzione agli anziani nella realizzazione di diverse Case di Riposo.

Nata a Falkenstein, in Germania il 20 gennaio del 1913, dopo il rientro in Italia conseguì il diploma magistrale prima e la laurea in Lingue e letteratura straniere all'Università "Ca' Foscari" di Venezia poi. Si interessò in seguito al settore della comunicazione, in particolare all'avvento della televisione e del computer laurenadosi alla Scuola superiore di comunicazioni sociali di Milano. Dal 1969 al 1980 fu inoltre presidente della sezione trentina dell'AIART (Associazione italiana ascoltatori della radio-televisione), della quale, nel 1974, diventò consigliere nazionale con l'impegno di analizzare gli "effetti" dei mezzi audiovisivi all'interno delle famiglie e stimolando un approccio positivo ed educativo a questi media.

Nonostante i molti anni vissuti a Trento, Zita ha mantenuto saldo il suo rapporto con il paese di origine, Spiazzo, ed è lì che è tornata per stare con la madre Olimpia e la sorella Ines fino alla sua morte: l'8 agosto del 2002. 

Una donna che impareremo a conoscere meglio attraverso i ricordi della nipote, Giuseppina Lorenzi.

Nella foto di famiglia nel giorno del matrimonio di Giuseppina. Zita è la prima a dx.

«La zia Zita - racconta Giuseppina - era piccola fisicamente, probabilmente neanche 1,50 m e minuta ricordo che mangiava come un uccellino, ma fin da quando era maestra si sapeva far rispettare da tutti. Era ironica, di grande fede, sorridente: una sempre contenta. Arrabbiata l’ho vista poche volte, ma solo se c’erano cose che le davano fastidio. Era padrona della sua vita: sapeva dove andare e cosa fare».

Una donna di carattere che aggiunge la nipote «poteva avere in classe 50 bambini, ma non c’era nessuno che poteva dire una parola. Certo era una educativa e non punitiva. Ha sempre studiato ed era molto brava. Quando è arrivata dalla Germania conosceva solo il dialetto della Rendena e non sapeva l’italiano, ma ha recuperato e anche superato i suoi compagni. Inoltre, aveva ben chiaro cosa fosse il bene e il male. Una caratteristica che si è portata dietro per tutta la vita, anche nel mondo politico e gestionale».

Una persona concreta e, allo stesso tempo esigente «per lei l’Amministrazione doveva essere a servizio delle persone. Dovevi sacrificarti per gli altri. Ricordo che aveva orari lunghissimi, non avendo famiglia, e pretendeva che i suoi collaboratori avessero i suoi stessi ritmi, ma era oggettivamente troppo… dal '48 al '64 si è impegnata nell’ambito sociale, era “quella che ha fatto le case di riposo”».

Nonostante si fosse laureata all’Università Ca Foscari di Venezia e parlasse correntemente tedesco - che conosceva come una madrelingua - inglese, francese e spagnolo non smise praticamente mai di informarsi e formarsi «dopo la politica si è rimessa a studiare ed ha preparato una tesi sulla comunicazione. La interessava in particolar modo l’avvento della televisione e come ci si doveva approcciare per un uso consapevole e critico a questa nuova possibilità».

Una "passione" di cui ancora oggi non si conoscono bene le origini «in realtà - sorride Giuseppina - non si è capito esattamente da cosa nascesse questa passione rispetto ai mass media, ma è stata una delle prime a scrivere su questi temi pubblicando diversi libri, articoli ed estratti».

Suoi, per citarne alcuni “Famiglia ragazzi e televisione - Famiglia e nuovi media. Tutta la famiglia dialoga con i media da protagonista” con l’introduzione dell’allora senatrice Rosa Russo Jervolino e “L’uomo, la famiglia, la scuola e i nuovi media. Per un uso consapevole e critico, liberante e creativo. Per la promozione umana e culturale della società” entrambi pubblicati nell’83.

«Quando era assessora – prosegue Giuseppina – io non ero ancora nata. Ma verso i 20 anni ho iniziato ad accompagnarla ai convegni. Zia Zita era socia della UNDA Europa e io ero quella che andava con lei. Ricordo che siamo state a Bonn, Praga e Londra. A quel tempo lei aveva quasi 80 anni e cominciava a capire poco, ma ormai la sua vita era quella: salire su un aereo e andare, ed ha continuato fino a quando ne aveva 85».

Ed è a lei che Giuseppina ricollega anche i suoi anni di studio: «per me e le mie sorelle è stata una figura molto presente ed educativa. Personalmente mi ha fatto credere nell'importanza dello studio considerato che, a casa mia, l’idea delle "persone studiate" non piaceva molto. Ricordo che non avevamo libri, ma lei ha "costretto" me e mia sorella a leggere Cuore e quando tornava dovevamo dirgli cosa avevamo letto. Questo perchè sapeva quanto era importante studiare e vedeva che i miei genitori su questo avevano "un limite". Così, visto che mio papà non avrebbe potuto pagare la retta scolastica, l'ha pagata quasi tutta lei, sia per me che per mia sorella».

Nata e cresciuta in una grande famiglia - 7 tra fratelli e sorelle «era una che sapeva relazionarsi con i bambini – prosegue Giuseppina – ma allo stesso tempo era anche molto dura. La sua era una formazione "tedesca" e era attenta all’ordine. Per me e le mie sorelle era più una nonna che una zia. Mio papà era il suo “Cisetto” - Narciso per tutti Ciso - orfano di padre, coccolato da tutti. La sua famiglia era lui: per lei non era solo il fratello, ma quasi un figlio perchè avevano 20 anni di differenza».

Credits foto: Archivio consiglio Provinciale Trento
Credits foto: Archivio consiglio Provinciale Trento
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